6) Pascal. Sull'inutilit della teologia razionale .
Fra gli argomenti che Pascal adduce per dimostrare quanto la
teologia razionale sia inutile vi  il fatto che la ragione si
lascia piegare da ogni verso. Le prove razionali convincono solo
chi  gi convinto; sugli altri al massimo suscitano curiosit. Il
Dio cristiano  un Deus absconditus (Is., quarantacinquesimo, 15).
I Pensieri sono indicati secondo l'enumerazione data
dall'edizione Serini e dall'edizione Brunschwicg.
B. Pascal, Pensieri S. 106, 107, 111, B. 561, 242, 543 (pagine 148-
149).

106. Ci sono due maniere di persuadere delle verit della nostra
religione: l'una, con la forza della ragione; l'altra, per mezzo
dell'autorit di chi insegna.
Ci si serve non di quest'ultima, bens della prima. Non si dice:
Bisogna credere questo, perch la Scrittura, che lo afferma, 
divina, ma che bisogna crederlo per la tale o talaltra ragione:
tutti argomenti assai deboli, perch la ragione si lascia piegare
per ogni verso.

107. Prefazione della seconda parte. Parlare di coloro che si sono
occupati di questa materia.
Considero con stupore con quale ardire costoro si accingono a
parlare di Dio. Rivolgendosi con i loro discorsi agli increduli,
cominciano col provar la divinit per mezzo delle opere della
natura. Non stupirei del loro modo di procedere se rivolgessero i
loro discorsi ai credenti, perch  certo [che coloro] che han
viva la fede nel cuore vedono sbito che tutto quanto esiste 
opera del Dio che adorano. Ma per coloro in cui quella luce 
spenta, e si mira a farla rivivere, per quelle persone prive di
fede e di grazia, che, pur impiegando tutta la loro intelligenza a
cercare tutto quanto nella natura pu condurli a tale conoscenza,
ci trovano soltanto oscurit e tenebre; dir loro che basta
guardarsi intorno per scorgere chiaramente in ogni minima cosa
Dio, e addurre, per tutta prova di cos grande e importante
argomento, il corso della luna e dei pianeti, e pretendere di aver
con questo discorso assolto il proprio assunto, questo  dar loro
motivo di credere che le prove della nostra religione sian molto
deboli. E, infatti, ragionamento ed esperienza m'insegnano che
nulla  pi atto a fargliela prendere in dispregio.
Non cos parla delle cose di Dio la Sacra Scrittura, che pur le
conosce molto meglio. Essa dice, anzi, che Dio  un Dio nascosto;
e che, dopo la corruzione della natura, ha lasciato gli uomini in
un accecamento da cui posson uscire solo per opera di Ges Cristo:
fuori del quale  impossibile ogni comunicazione con Dio:  Nemo
novit Patrem, nisi Filius, et cui voluerit Filius revelare 
[traduzione: Nessuno ha conosciuto il Padre se non il Figlio e
colui a cui il Figlio ha voluto rivelarlo. (Mt., undicesimo, 27)].
E' quel che c'insegna la Scrittura, quando dice, in tanti luoghi,
che coloro i quali cercano Dio lo trovano. Non si parla di una
luce che sia come quella meridiana. Non si dice che coloro che
cercano la luce in pieno meriggio o l'acqua nel mare la
troveranno. Bisogna, dunque, che l'evidenza di Dio nella natura
non sia di tal sorta. Cos, la Scrittura dice altrove:  Vere tu
es Deus absconditus .

111. Prefazione. Le prove metafisiche di Dio sono cos lontane dal
comune modo di pensare degli uomini e cos astruse che riescono
poco efficaci; e, quand'anche fossero adatte per taluni,
servirebbero loro solo per il breve momento in cui hanno dinanzi
agli occhi la dimostrazione; ma, un'ora dopo, temono gi d'essersi
ingannati.  Quod curiositate cognoverunt, superbia amiserunt 
[traduzione: Quel che conobbero con la curiosit, lo perdettero
per la loro superbia (August., Serm., CXLI)].
E' questo il risultato cui conduce la conoscenza di Dio senza
quella di Ges Cristo: di comunicare cio senza mediatore con il
Dio che si  conosciuto senza mediatore. Mentre quelli che hanno
conosciuto Dio attraverso un mediatore conoscono la loro miseria.
B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino, 1967,
pagine 39-41.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/3.
Capitolo Sei.
7) Pascal. Deismo e cristianesimo .
Pascal precisa la differenza fra il Dio della ragione, che sta a
fondamento del deismo (religione razionale), e il Dio cristiano,
che si pone in un rapporto dialettico fra il nostro essere capax
Dei e la nostra corruzione morale.  I Pensieri sono indicati
secondo l'enumerazione data dall'edizione Serini e dall'edizione
Brunschwicg.
B. Pascal, Pensieri S. 114, B. 556 (pagina 147).

114. Fondandosi su ci, costoro si dnno a bestemmiare la
religione cristiana, perch la conoscono male. Immaginano che
consista semplicemente nell'adorazione di un Dio concepito come
grande, possente ed eterno: mentre questo  propriamente il
deismo, tanto lontano da essa quasi quanto l'ateismo, che le 
affatto contrario. E ne traggon motivo per concludere che la
religione cristiana non  vera, perch non vedono che tutte le
cose concorrono a stabilire questo punto: che Dio non si manifesta
agli uomini con tutta l'evidenza che gli sarebbe possibile.
Ma ne deducano pure quel che vogliono contro il deismo, nulla
potranno inferirne contro la religione cristiana: la quale
consiste propriamente nel mistero del Redentore, che, unendo in s
le due nature, la umana e la divina, ha liberato gli uomini dalla
corruzione del peccato per riconciliarli con Dio nella sua persona
divina.
Essa insegna, dunque, agli uomini queste due verit insieme: che
c' un Dio, di cui essi son capaci, e che c' nella natura una
corruzione che li rende indegni di lui. Importa egualmente agli
uomini conoscere l'una e l'altra di queste due verit; ed 
parimente pericoloso conoscere Dio senza la propria miseria o la
propria miseria senza il Redentore che pu sanarla. Una sola di
queste conoscenze produce o la superbia dei filosofi, che han
conosciuto Dio ma non la nostra miseria, o la disperazione degli
atei, che conoscono la nostra miseria, ma non il Redentore.
B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino, 1967,
pagine 43-44.
